Femminicidio nel milanese: a processo il killer della tranviera ATM

Il compagno, già denunciato per violenze, la uccise a colpi di fucile nel sonno

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Andrà a processo per femminicidio, davanti alla Corte d’Assise di Milano, Antonio Vena. Il 47enne operaio ed ex guardia venatoria è accusato dell’efferato omicidio della compagnia. L’uomo avrebbe brutalmente assassinato con un fucile a pompa Alessandra Cità mentre dormiva, nella notte tra il 18 e il 19 aprile 2020.

La donna, coetanea di Vena e tranviera dell’ATM (azienda trasporti milanesi), abitava a Truccazzano, nel Milanese. La decisione è stata presa dal GUP di Milano Alessandra Simion, che ha accolto la richiesta del pm Giovanni Tarzia.

Per l’ennesima volta, la causa del femminicidio è legata a una possessività patologica e al mancato rispetto della volontà altrui, dettati da un perverso retaggio macista dal quale purtroppo, non riusciamo ancora a liberarci: “Voleva lasciarmi, l’ho ammazzata”, aveva detto l’uomo ai carabinieri di Cassano D’Adda, poche ore dopo il delitto. Un’assurda motivazione per un assurdo gesto, che mostra tutta l’arretratezza di chi, nel 2021, è arrivato ad oggettificare la propria partner.

Stando all’indagine, i due coetanei si conoscevano da molto tempo e avevano iniziato una relazione sentimentale circa 9 anni prima dell’omicidio. Nell’ultimo periodo vivevano a distanza: lui a Bressanone, in provincia di Bolzano, e lei nel comune dell’hinterland del capoluogo lombardo. A causa dell’emergenza coronavirus, però, Vena era in ferie forzate e da un paio di settimane viveva nell’appartamento insieme alla donna, che lo aveva ospitato in casa sua e che, però, aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione.

Martedì la difesa ha provato a chiedere al gup che cadessero le aggravanti della premeditazione e della relazioni sentimentale, perché con l’omicidio volontario aggravato e la pena massima dell’ergastolo prevista non si può più concedere il rito l’abbreviato. Il giudice però non ha accolto l’istanza, rinviando a giudizio l’imputato davanti all’Assise.

Si ricorda che già in passato Vena era stato denunciato ben due volte per violenza dalla donna con cui all’epoca era sposato. I fatti risalgono al 2009 e al 2012. Nel 2012, secondo la denuncia, Vena aveva addirittura inseguito la donna in macchina e l’aveva tamponata fino a farla uscire di strada.

Ci si chiede come mai un uomo con un simile accaduto non fosse stato punito in precedenza. La speranza è che vicende simili non si ripetano e che le denunce di atti violenti vengano maggiormente considerate per fermare sul nascere delle situazioni potenzialmente molto pericolose.

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