Apertura degli impianti da sci rimandata al 5 marzo

Rinvio dell'ultimo minuto del Governo per la situazione epidemiologica preoccupante: ira dei commercianti che accusano il danno economico

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Ieri il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un’ordinanza che prevede che gli impianti sciistici di tutta Italia rimarranno chiusi fino al 5 marzo. La decisione del rinvio è arrivata in seguito al parere contrario da parte del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che ha sconsigliato al Governo di riaprire le piste a causa dell’allarmante diffusione delle nuove varianti del coronavirus.

Nel comunicato del Ministro si legge che il divieto è stato esteso tenendo conto anche dei risultati della recente indagine epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che aveva stimato che la variante inglese del coronavirus fosse arrivata a rappresentare il 17,8% di tutti i contagi. Si legge anche che il governo “si impegna a compensare al più presto gli operatori del settore con adeguati ristori”.

LE PROTESTE

Giornata di proteste quindi Domenica, in cui ci sono state molte proteste da parte di operatori degli impianti, albergatori e sciatori che si erano già organizzati in vista della riapertura del 15 febbraio.

Infatti, se chi sperava di poter tornare a sciare è rimasto deluso, ancora più delusi sono rimasti gli operatori del settore che, dopo aver speso tanto denaro per mettere a norma gli impianti e aprire in sicurezza, si sono visti revocare i permessi a poche ore dall’apertura degli impianti sciistici.

LO STUPORE DI ATTILIO FONTANA

Lo stesso stupore lo hanno manifestato anche i rappresentanti politici locali. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana ha commentato così la notizia: “Trovo assurdo apprendere dalle agenzie di stampa la decisione del ministro della Salute di non riaprire gli impianti sciistici a poche ore dalla scadenza dei divieti fin qui in essere, sapendo che il CTS aveva a disposizione i dati da martedì, salvo poi riunirsi solo sabato”.

“Una decisione dell’ultimo secondo che dà un ulteriore colpo gravissimo a un settore che stava faticosamente riavviando la propria macchina organizzativa. Ancora una volta si dimostra che il sistema delle decisioni di ‘settimana in settimana’ è devastante sia per gli operatori, sia per i cittadini. Solo sette giorni fa lo stesso Cts nazionale aveva dato il via libera a un regolamento molto severo per poter riaprire. Su quella base avevamo consentito la riapertura”, ha aggiunto Fontana.

CRITICHE ANCHE DA ALBERTO CIRIO

La critica principale rivolta al governo riguarda dunque le tempistiche dell’ordinanza, arrivata solo domenica sera, quando il parere del CTS si sapeva da giorni. Sulla Stampa, il presidente del Piemonte, Alberto Cirio, si è detto «allibito» dalla decisione del ministero e l’ha commentata dicendo che «non è una questione di merito ma di metodo: i dati della settimana a Roma si conoscono il mercoledì. Già da mercoledì il governo sapeva quali regioni sarebbero rientrate in zona gialla. Aspettare la domenica alle 19 per modificare le regole non è accettabile. Vuol dire che non si vive nel mondo reale».

LO SCONFORTO DEGLI ASSESSORI ALLA MONTAGNA E ALLO SVILUPPO

Come Fontana, anche l’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori ha criticato le scelte del governo. “Ci sono due cose che il ministro Speranza deve fare: chiedere scusa alle migliaia di operatori turistici e ai cittadini per questa incredibile vicenda e, soprattutto, indennizzare immediatamente gli uni e gli altri che si sono fidati delle loro decisioni. È arrivato il momento di rivedere questo sistema dei ‘semafori settimanali’: una richiesta formale che facciamo al nuovo Governo”.

Anche l’assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi commenta amaramente su Facebook: “Non si può dalla sera alla mattina dire a chi si è rifornito, a chi si è organizzato, a chi ha formalizzato contratti stagionali che non può lavorare. Ci vuole buon senso e avere buon senso è conoscere il mondo del lavoro. Così il danno economico è doppio: con sole 12 ore di anticipo è stata cancellata una programmazione di settimane. È davvero inaccettabile il fatto che qualcuno non se ne renda conto”.

DELUSA ANCHE CONFCOMMERCIO

Stesso responso anche da parte della Confcommercio Lombardia. “Siamo alle solite, è un modo di procedere che ci lascia francamente sconcertati. Non è possibile che la comunicazione arrivi a poche ore da quella che doveva essere la riapertura. Il danno sarà enorme: alberghi, negozi, ristoranti, centinaia di imprese avevano pianificato la ripartenza richiamando dipendenti, si erano rifornite, avevano accettato prenotazioni”.

E aggiunge: “Gli imprenditori meritano rispetto. Questa mossa dell’ultimo minuto rischia di essere il colpo finale anche per chi, a fatica, era riuscito a restare in piedi dopo mesi di chiusura. La stagione, mai di fatto partita, è praticamente finita: la situazione è estremamente grave per il comparto della montagna si rischia davvero il punto di non ritorno. Le imprese dovranno essere risarcite velocemente, ma il caos generato dall’ennesimo annuncio tardivo avrà un impatto non meno grave della stessa chiusura”.

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